E' sabato 27 ottobre. Mancano pochi minuti alle 9.00.
Il sole è appena velato dalle nubi, le strade sono ancora bagnate per la recente pioggerellina notturna. Riemergo dalle viscere della terra; sono nei pressi della fermata della metro di Circo Massimo. Il tempo di aspettare il semaforo ed eccomi di fronte al punto di partenza del mio pellegrinaggio laico lungo la via Appia antica. Il nuovo non dà bella prova di sé: i resti di Porta Capena, da dove aveva inizio la via Appia, sono in parte avvolti da erba, sterpaglie e rami di vicine piante e di fronte cartacce e pezzi di plastica fanno aumentare la sensazione di incuria; l'area è delimitata da una recinzione metallica. Ci si aspetterebbe ben altra valorizzazione, ma siano in Italia.
Un po' di disappunto, ma poi si va oltre. E' tempo di partire!
Resti di Porta Capena, da dove aveva inizio l'antica Via Appia. Siamo di fronte al palazzo della Fao, a due passi dal Circo Massimo
Il sole è appena velato dalle nubi, le strade sono ancora bagnate per la recente pioggerellina notturna. Riemergo dalle viscere della terra; sono nei pressi della fermata della metro di Circo Massimo. Il tempo di aspettare il semaforo ed eccomi di fronte al punto di partenza del mio pellegrinaggio laico lungo la via Appia antica. Il nuovo non dà bella prova di sé: i resti di Porta Capena, da dove aveva inizio la via Appia, sono in parte avvolti da erba, sterpaglie e rami di vicine piante e di fronte cartacce e pezzi di plastica fanno aumentare la sensazione di incuria; l'area è delimitata da una recinzione metallica. Ci si aspetterebbe ben altra valorizzazione, ma siano in Italia.
Un po' di disappunto, ma poi si va oltre. E' tempo di partire!
Resti di Porta Capena, da dove aveva inizio l'antica Via Appia. Siamo di fronte al palazzo della Fao, a due passi dal Circo Massimo

La lastra che indica l'inizio della via

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