L'Appia Antica e l'Appia Nuova sono ora un'unica strada. Il caos della strada trafficata ha preso il posto della pace bucolica della strada solitaria, a tratti sterrata, percorsa fino a pochi minuti prima. L'impatto spiazza, lascia quasi smarriti ed increduli. Si cammina di buon passo lungo il marciapiede, per giunta in costante salita. Sembra di aver perso la linea antica, perché quella moderna l'ha quasi del tutto obliterata. Ma poi, all'improvviso, segni inequivocabili ricordano l'esistenza dell'antico.
Ecco, inglobata in una struttura più recente, il nucleo di un edificio antico, probabilmente sempre una tomba.
Si notano in primo piano i grossi blocchi in opera poligonale e il sovrastante arco
Non passa molto, e l'occhio si posa inevitabilmente su una struttura di notevoli dimensioni, il nucleo cementizio di un monumento funebre che in antico doveva apparire davvero maestoso al viandante. Il cartello stradale moderno, in basso, riporta la denominazione "Torraccio"; nella parte alta la presenta di un parapetto lascia intendere che vi è consentito l'accesso
Camminiamo ancora con passo deciso ed incontriamo finalmente una pietra miliaria, la XII, probabilmente una riproduzione. Ma poco importa, è il valore simbolico quello che conta davvero.
La strada è in salita costante come costante è il vento che continua a soffiare in direzione opposta al mio senso di marcia. Sulla destra è un susseguirsi di muri costituiti da blocchi squadrati, di varia foggia e di materiale diverso. Forse resti di mura antiche, forse un esempio di riuso. Della lunga teoria di monumenti antichi non c'è più traccia alcuna. La via Appia Antica sembra perduta...
Dall'altra parte della strada, per intenderci sulla sinistra per chi procede da Roma, si distingue chiaramente l'andatura della colata lavica del vulcano Albano.
La linea continua ad essere davanti ai miei occhi, ma adesso è solo asfalto.
Non pietre miliari, ma segnali chilometrici. La VIA ha subito una metamorfosi che sembra irreversibile.
Intanto la salita continua e il vento non accenna a diminuire. Preso da una buona lena, continuo a macinare chilometri. Sento di aver recuperato il ritardo inizialmente mostruoso, ma non oso guardare l'orologio.
Ormai ho lasciato il territorio del comune di Marino per percorre il tratto di pertinenza del comune di Castel Gandolfo
Tratti di mura sul lato sinistro
Ancora tracce dello strato di roccia vulcanica.
Ancora mura
Non è certo una dedica antica, ma ho voluto ugualmente immortalarla.
Le tracce dell'antico sono poche, ma quelle presenti sono imponenti e maestose, talmente grandi che per entrare nell'obiettivo devo per forza posizionarmi leggermente di lato, altrimenti, pur trovandomi sull'altro lato della strada, l'edificio non entra in tutta la sua larghezza.
Nuovamente il nucleo cementizio di un imponente edificio funebre, che presenta ad intervalli regolari blocchi di travertino, come già visto in tanti monumenti funebri incontrati in precedenza, anche se prevalentemente a pianta circolare.
E la presenza di questo edificio ci dà conferma che siamo sempre sulla VIA
Continuiamo a camminare lungo il km 23
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