giovedì 1 novembre 2018

Fino a Casal Rotondo




Il cammino non ammette pause. La strada è davvero ancora tanta e il sole prosegue inesorabile lungo il suo percorso. In questo tratto i sampietrini hanno la meglio sui basoli che però qua e là affiorano, seminascosti dal terriccio. E sulla destra si intravede il brodo dell'antico marciapiede




Ma non si può non fermarsi almeno per alcuni istanti e contemplare questo grande monumento funebre a forma piramidale, di cui resta, come tanti altri, solo il nucleo di riempimento. E' talmente grande che per inquadrarlo completamente nell'obiettivo devo in pratica salire sul bordo del marciapiede opposto.






E a questo punto è facile farsi un'idea delle numerose nicchie che arricchivano la facciata, sicuramente impreziosita da statue a mezzo busto






Il confronto con la vicina rete di recinzione, alla base, aiuta a dare un'idea dell'altezza reale dell'intero edificio, che poggia sua base relativamente esile e ridotta se si considerano le proporzioni e le dimensioni dell'edificio, che da 2000 anni sfida il tempo








Lo spazio si è dilatato e ai lati della VIA ci sono due ampie fasce di terra in parte battuta in parte curata a prato con erba dall'altezza irregolare, disseminate qua e là di massi e blocchi, antiche vestigia di monumenti ormai perduti. Dei muraglioni ormai non c'è più alcuna traccia

Proseguo e mi ritrovo sulla destra due tumuli uguali per dimensioni, l'uno accanto all'altro. 
Sono i tumuli degli Orazi e dei Curiazi, fratelli trigemini che si duellarono un tempo per decidere le sorti della guerra tra Roma e Alba Longa. Li ritroveremo anche oltre, lungo il nostro cammino.

Blocchi decontestualizzati ed accenni del recinto esterno. E poco più. Il tempo, il saccheggio e l'abbandono hanno avuto la meglio









Gli spazi continuano a mostrarsi aperti e senza ostacoli. Lo sguardo si allarga e si perde, lontano, verso l'orizzonte. Sulla sinistra, a circa 550 metri, c'è l'Appia nuova e, subito oltre, sorge il quartiere Statuario. Sulla destra, dopo quasi 2 km di campagne, si incontrano la zona di Cecchignola. Ma nel mezzo, lungo la VIA, solo la pace della natura e della storia, una pace bucolica, senza uguali








I sampietrini sono finiti, finalmente ricomincia il basolato





Lontane, strutture della Villa imperiale dei Quintili





Alcune strutture che insistono sulla VIA











Altri edifici funebri





Del monumento che segue restano alcuni blocchi, tra cui quelli con l'iscrizione. Sappiamo così che si tratta della tomba dei liberti di un Tito Supsifano, e che la costruzione fu curata da Supsifana Nice, liberta di Tito, che 
"ordinò nel suo testamento (la somma di) sesterzi
E che il monumento fosse fatto dai due eredi [---]
Venne costruito con 27.500 sesterzi..."







Ancora monumenti funebri








L'iscrizione ricorda una certa Vettena Aphrodisia Chresto







Elementi decorativi







Ciò che resta dell'edificio funebre di un (Se)rgius (D)emetrius (...)rius de Velabro, che aveva cioè qualche attività nella zona del Velabro, non lontano dal Foro






Il nucleo interno di un edificio funebre impreziosito dalla statua togata antistante, acefala









Un sarcofago






Traccia di basolato nel mezzo dei sampietrini







Struttura ottocentesca che incornicia i resti di un edificio funebre di un membro della famiglia Cotta, a giudicare dall'iscrizione mutila. Nella parte inferiore alcuni pezzi sono stati asportati






Casal Rotondo, nei pressi del 6° miglio


L'immenso mausoleo detto "Casal Rotondo", il più grande mausoleo della VIA, più grande anche di quello di Cecilia Metella. Si conserva solo il nucleo interno, mentre gli elementi del rivestimento sono completamente scomparsi. Si notano in modo nitido i blocchi di travertino, disposti ad intervalli regolari e, nella parte più vicina alla VIA, riassemblati in un tratto di muro ottocentesco. Sopra il mausoleo è stata poi realizzata una struttura abitativa che dà il nome di "Casale" al mausoleo





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