La salita è finita, per ora solo pianura, ma il viaggio continua.
La viabilità continua ad essere pienamente moderna. Dal cuore di una rotatoria affiorano resti di mura antiche, non meglio specificate. Manca una cartellonistica, tanto per cambiare...
Dall'altra parte della strada si intravedono i nuclei cementizi di due edifici (si presume) funebri, piccoli e a breve distanza l'uno dall'altro. Accanto, sul cemento, scritte moderne inneggianti a Mimmo Lucano.
Subito dopo, si intravedono tracce di antichità romane completamente ricoperte da spine, sterpaglie ed erbacce, al punto che il pannello esplicativo, che pure è presente, risulta illeggibile. Una recinzione metallica non consente di avvicinarsi ulteriormente alle suddette rovine. Roba da Italia...
A ricordarci che quella che percorriamo è davvero l'Appia antica ci pensa questo immenso edificio funebre, a forma di torre a pianta quadrangolare, di cui resta solo il nucleo cementizio con blocchi di travertino ad intervalli regolari, secondo una tipologia più volte incontrata durante questo percorso. Anche questa volta, per fotografarlo sono stato costretto a tenermi ad una considerevole distanza.
Blocchi in opera poligonale, esigue vestigia dell'antico
Siamo ad Albano Laziale, ed a ricordarcelo c'è questo mosaico moderno con la scrofa che allatta i maialini e la sottostante indicazione in latino: "Ab Alba Albanum hodie Albano", "Da Alba (Longa) Albanum, oggi Albano (Laziale)".
Finalmente mi fermo, per la prima volta dal mattino. Solo ora ho il coraggio di guardare l'orologio. Il ritardo abissale che avevo maturato nelle prime miglia per fortuna è rientrato. Il timore di dover interrompere qui il mio viaggio per dirigermi verso la stazione ferroviaria di Campoleone è del tutto svanito. Posso riprendere la mia strada in direzione di Cisterna di Latina e della sua stazione, da cui rientrerò verso sera a Formia. Il tempo di un frugale prandium alla romana e si ricomincia.
Il viaggio però cambia. Adesso per procedere ho assolutamente bisogno della mia Bibbia: Appia di Paolo Rumiz.
Il viaggio però cambia. Adesso per procedere ho assolutamente bisogno della mia Bibbia: Appia di Paolo Rumiz.
Alcune foto della città
Adesso devo salutare la via Appia Nuova. A sinistra la Nuova porta verso il centro di Ariccia, a destra invece il tracciato antico consente di abbreviare il percorso.
Pochi metri e si incontra il maestoso Sepolcro degli Orazi e dei Curiazi, purtroppo chiuso, all'italiana...
Si tratta di un basamento quadrangolare in blocchi di peperino, su cui sono innestati 5 coni, quattro agli angoli ed uno al centro, più grande. Leggendo sul web scopriamo che in realtà l'opera è solo attribuita ai mitici fratelli. Più probabilmente si tratta di una ricostruzione della tomba del condottiero etrusco Arrunte; nella zona infatti vi erano i possedimenti della famiglia Arrruntia.
Di fronte le catacombe di S. Senatore. Altra epoca, altro mondo. Ma il mio viaggio non può aspettare
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